I Calcagnanti: quando gli ultimi diventano leggenda

di Salvatore.Sconzo

I Calcagnanti di Nicolò Moscatelli

La Nave di Teseo

Mai prima di oggi mi è sembrato necessario rispolverare una lettura così contemporanea pur nascendo molto tempo fa.

Viviamo in un’epoca che sembra aver smarrito il valore del mito, sostituendolo con l’immediatezza del presente. Eppure esistono storie che, pur affondando le proprie radici nella tradizione popolare e nel folklore, riescono ancora a parlarci con una forza sorprendente. I Calcagnanti di Nicolò Moscatelli è una di queste.

La storia è quella di Timoteo, un bambino di Dorvio cresciuto nella Casa della Buona Volontà, circondato dall’affetto e dagli insegnamenti dei suoi abitanti. Nutrito dai racconti di Fra Gaetano e dalle storie che popolano quel microcosmo sospeso tra realtà e immaginazione, Timoteo sogna di vivere un giorno le stesse avventure che ascolta con gli occhi spalancati. Sarà il ritrovamento del cadavere di un gendarme a spezzare la tranquillità della sua esistenza e a trascinarlo nella sua prima, autentica avventura.

Ma ridurre I Calcagnanti a una semplice favola d’avventura sarebbe un errore.
Nicolò Moscatelli costruisce infatti un racconto che si inserisce nella più nobile tradizione degli eroi irregolari, di quei personaggi che la letteratura ha spesso collocato ai margini per poi trasformarli nei suoi protagonisti più memorabili. La sua scrittura possiede una naturalezza rara: non ostenta mai la propria abilità e proprio per questo riesce a condurre il lettore dentro un universo narrativo ricco, stratificato e profondamente umano.

I Calcagnanti non sono eroi immacolati. Non incarnano la perfezione morale né l’eroismo monumentale delle figure classiche. Sono uomini e donne imperfetti, astuti, talvolta bugiardi, spesso emarginati. Eppure possiedono qualcosa che li rende indimenticabili: la capacità di ribellarsi alle ingiustizie e di schierarsi dalla parte di chi non ha voce.

In questo senso Moscatelli si inserisce in una tradizione letteraria antichissima. I suoi Calcagnanti ricordano il Robin Hood delle ballate medievali, pronto a sfidare il potere in favore degli oppressi. Richiamano il Gatto con gli Stivali, maestro dell’inganno usato come strumento di riscatto. Conservano qualcosa della scaltrezza di Bertoldo, dell’irriverenza dei briganti romantici dell’Ottocento e perfino dell’umanissima fragilità di certi personaggi novecenteschi che hanno fatto dell’imperfezione una forma di resistenza.

Dal Novecento a oggi la figura dell’eroe è profondamente cambiata. Se un tempo dominavano cavalieri senza macchia e senza paura, la letteratura contemporanea ha progressivamente preferito personaggi feriti, contraddittori, spesso sconfitti. Gli eroi moderni non vincono sempre. Dubitano. Cadono. Sbagliano. E proprio per questo risultano credibili.
I Calcagnanti appartengono a questa famiglia di personaggi. Sono eroi della soglia, figure che vivono sul confine tra legalità e giustizia, tra leggenda e realtà, tra ribellione e speranza. Il loro coraggio non nasce dall’assenza della paura, ma dalla capacità di affrontarla. I loro ideali non si fondano sulla gloria personale, ma sulla difesa della dignità umana.

Tra i più celebri “calcagnanti” della letteratura mondiale possiamo riconoscere Robin Hood, il Gatto con gli Stivali, Till Eulenspiegel, Fra Diavolo nella tradizione popolare, il Bertoldo di Giulio Cesare Croce, fino ad arrivare a figure più moderne come Zorro o alcuni personaggi nati dalla penna di autori come Mark Twain e John Steinbeck. Tutti condividono una caratteristica fondamentale: la capacità di mettere in discussione il potere costituito attraverso l’intelligenza, l’astuzia e una profonda sensibilità verso gli ultimi.

È forse questo il motivo per cui il libro di Moscatelli risulta così attuale.
Oggi, in una società che premia spesso il successo individuale e la competizione, i Calcagnanti ci ricordano il valore della solidarietà, della comunità e della disobbedienza morale quando le regole diventano ingiuste. Ci invitano a guardare oltre le apparenze e a diffidare delle etichette con cui il potere definisce i suoi nemici.

Anche la lingua utilizzata da Moscatelli svolge un ruolo fondamentale. L’autore recupera parole, sonorità e costruzioni che sembrano provenire da un’altra epoca, ma che non risultano mai polverose. Al contrario, diventano strumenti vivi, capaci di restituire il sapore della tradizione e di trasmettere un messaggio universale. È una lingua che custodisce la memoria e, allo stesso tempo, parla al presente.

Per questo I Calcagnanti non è soltanto un romanzo d’avventura. È un racconto che arde di folklore, respira leggenda e vive di antica sapienza narrativa. È una storia che scioglie i pregiudizi e ribalta le prospettive, restituendo dignità a chi la storia ufficiale tende spesso a dimenticare.

Chi è Nicolò Moscatelli
Nicolò Moscatelli è scrittore, giornalista e autore capace di muoversi tra narrativa, ricerca storica e recupero delle tradizioni popolari. Nei suoi lavori emerge una particolare attenzione per la memoria collettiva, per le storie marginali e per quelle figure che abitano il confine tra realtà e leggenda. La sua scrittura unisce rigore narrativo, immaginazione e una profonda conoscenza delle radici culturali dei territori che racconta.

Con I Calcagnanti dimostra di saper attraversare con coraggio i confini della fantasia, costruendo un mondo narrativo che affonda le proprie radici nel passato per parlare con sorprendente chiarezza al presente.

Leggere questo libro significa riscoprire il potere delle storie. Quelle che sanno divertire, emozionare e far riflettere. Quelle che ci ricordano che gli eroi più importanti non sono necessariamente i più forti o i più ricchi, ma spesso coloro che, pur restando ai margini, trovano il coraggio di cambiare il finale.
E forse, oggi più che mai, abbiamo bisogno di tornare ad ascoltare la loro voce.

Buona lettura!

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